Ricerche genealogiche

Premessa metodologica

La ricerca dei dati anagrafici di una persona deve sempre partire da alcuni elementi di luogo, di  tempo e di relazione parentale (genitori, coniuge/i, figli). Allo stato odierno non esiste, infatti, alcuna “anagrafe informatizzata” onnicomprensiva (anche se vi sono dei progetti in tal senso).
Occorre quindi sempre basarsi su alcuni dati iniziali e ricercare nel sistema delle fonti archivistiche i dati mancanti per completare i profili anagrafici ricercati. I dati iniziali sono la chiave essenziale per permettere la ricerca negli archivi. Per fare un esempio, se un cittadino argentino di origini italiane scrive chiedendo i dati di suo nonno, nato all’inizio del Novecento in provincia di Asti, i dati iniziali sono del tutto insufficienti per iniziare qualsivoglia ricerca.

Fondi archivistici di comunità religiose

Archivi parrocchiali cattolici
(conservati nelle varie parrocchie tuttora esistenti)

Serie Registri parrocchiali
I più antichi documenti anagrafici normalmente disponibili sono i registri di nascita e battesimo, di  matrimonio e di morte prodotti e conservati dalle parrocchie. Salvo (rare) dispersioni e distruzioni le serie sono complete e disponibili. L’obbligo della tenuta dei registri cosiddetti anagrafici fu stabilito dal Concilio di Trento (sec. XVI), ma già in precedenza alcune parrocchie tenevano tali registri. La ricerca dell’atto singolo necessita della conoscenza della parrocchia in cui è stato registrato (nel corso di una vita due coniugi possono registrare il battesimo dei figli in parrocchie diverse, ci si può sposare o morire in una parrocchia diversa da quella in cui si è nati) così come la ricerca è facilitata dalla conoscenza dell’anno, in quanto i registri sono annuali, formano una naturale serie cronologica e non sono sempre disponibili rubriche alfabetiche.Gli atti di nascita indicano i nomi dei due genitori, se conosciuti, e l’annotazione successiva del/dei matrimoni del nato/battezzato.Gli atti di matrimonio indicano i rispettivi genitori dei coniugi.
È quindi del tutto evidente che con ricerche incrociate sui registri si possono ricostruire alberi genealogici anche complessi.

Serie Stati delle anime
Gli Stati delle anime sono registri in cui il parroco annota i componenti delle singole famiglie. In origine tale registro viene quindi compilato con cadenza annuale, in occasione della Pasqua e della visita delle case, per la benedizione, ma tale consuetudine non sempre viene rispettata.
Per avere informazioni sull’esistenza e la consistenza delle predette serie documentarie ci si può avvalere dei censimenti sistematici che da alcuni anni le diocesi piemontesi e valdostane stanno realizzando con la collaborazione di questa Soprintendenza Archivistica. Si segnala a tale proposito il censimento degli archivi della Diocesi di Aosta (integralmente disponibile in questa Soprintendenza) e i due censimenti in via di conclusione delle Diocesi di Torino e Biella. Sono inoltre state realizzate, con lavori proseguiti per vari anni, dettagliate inventariazioni degli archivi parrocchiali del Vicariato della Valsesia (Diocesi di Novara) e della Valcurone (Diocesi di Tortona).
Alcune curie e singole parrocchie stanno realizzando delle banche dati tratte dai registri parrocchiali: ad esempio presso l’Archivio storico della Curia di Torino è disponibile il data base relativo alle parrocchie della Città per il secolo XIX. Si ha inoltre notizia di un data base in allestimento per la Diocesi di Cuneo.

Risorse informatiche
Archivi on-line nel sito di questa Soprintendenza.
Censimento Diocesi Aosta (previo consenso del Vescovo).
Censimenti Diocesi Torino e Biella, una volta conclusi (previo consenso dei rispettivi Vescovi).
Inventari parrocchie Valsesia.

Archivi delle comunità valdesi

(conservati presso l’Archivio della Tavola Valdese di Torre Pellice, TO)
Le comunità valdesi dispongono di registri anagrafici risalenti alla fine del secolo XVII molto simili a quelli delle parrocchie cattoliche.

Risorse informatiche
Inventari e guide archivistiche prodotte dalla Tavola Valdese.


Archivi delle comunità ebraiche
Le comunità ebraiche avevano registri anagrafici (obbligatori nel Regno Sabaudo e nel Marchesato di Monferrato) equivalenti ai registri parrocchiali cattolici. Purtroppo solo in parte si sono salvati dalle persecuzioni seguite alle leggi razziali del 1938-39.

Risorse informatiche
Inventari e guide prodotti dalla Comunità ebraica di Torino e dalla Fondazione Terracini.

 

Fondi archivistici comunali

(conservati nei vari Comuni)


Serie Liste di leva
I Comuni, sulla base dell’anagrafe, redigevano ogni anno le Liste di leva contenenti l’elenco di tutti i maschi residenti che avevano raggiunto l’età prescritta per la visita di leva militare (l’età varia a seconda dei periodi, ma per lo più è il 17° o 18° anno). Su tali documenti risultano gli esiti della visita di leva.

Serie Ruoli matricolari
Negli archivi comunali sono conservati anche i Ruoli matricolari militari, contenenti i dati degli uomini arruolati al servizio militare. Per ogni soldato il ruolo riporta il corpo, il numero di matricola, la data di arruolamento, i gradi, le medaglie, le sanzioni comminate e le eventuali diserzioni. In questi registri annuali i singoli sono inseriti non in base all’anno di nascita ma in base all’anno di inizio della ferma militare. Pertanto riguardano coloro che hanno prestato il servizio militare, non vi risulta chi è stato riformato (ossia giudicato inabile al servizio, motivi di salute) o esentato (motivi familiari), né quelli che non si sono presentati alla visita di leva o alla chiamata per l’arruolamento (renitenti).

Registri parrocchiali
Nel Regno Sabaudo, in base ad un accordo formale con la Chiesa Cattolica del 1837 i parroci erano tenuti a compilare i registri di battesimo, matrimonio e morte in duplice copia, di cui una veniva consegnata all’Amministrazione civile. Per gli anni dal 1838 al 1865 ogni comune conserva pertanto anche i registri parrocchiali delle sue parrocchie.

Stato Civile napoleonico
Lo Stato civile italiano ha un suo breve, ma molto significativo, precedente in quello francese, detto anche napoleonico: dal 1804, in conseguenza dell’annessione all’Impero francese, al 1813 (raramente 1814) in ogni comune piemontese e valdostano si formano i registri comunali di nascita, matrimonio e morte che si interrompono con la Restaurazione (erano compilati in duplice esemplare di cui uno veniva inviato al tribunale territoriale).

Stato Civile
A partire dal 1866 i registri di Stato Civile del Regno d’Italia sono compilati a cura degli uffici comunali e organizzati in quattro serie: nascita, matrimonio, morte, cittadinanza. Sono molto simili ai registri parrocchiali utilizzando il medesimo sistema di annotazione del matrimonio a fianco dell’atto di nascita.
Essendo civili hanno il grosso vantaggio (rispetto ai registri compilati a scopi militari e a quelli delle comunità religiose) di comprendere i cittadini di entrambi i sessi di qualsivoglia confessione religiosa e gli atei, non battezzati che dalla seconda metà dell’Ottocento iniziano a costituire una significativa presenza. Sono sempre dotati di rubriche decennali che agevolano la ricerca del singolo atto. Infine hanno il pregio di riportare gli atti di stato civile registrati presso i consolati italiani da parte di cittadini italiani che si trovano a soggiornare all’estero.
I registri di Stato civile vengono redatti annualmente in duplice copia, una resta al comune, l’altra viene inviata al tribunale.

Serie Registri della popolazione poi Anagrafe
Dal 1866 si dispone anche del Registro della popolazione, dal 1901 denominato Anagrafe. È un documento “dinamico”, ossia costantemente aggiornato, delle famiglie e dei rispettivi componenti. Il foglio di famiglia, intestato al suo capo è istituito al formarsi del nucleo familiare, per matrimonio o per immigrazione da altro luogo, ed eliminato (è il termine tecnico) al suo scomparire (per morte dell’ultimo membro o per emigrazione dell’intero nucleo).
Ogni dieci anni si realizza un Censimento della Popolazione, con i cui risultati tra l’altro viene aggiornata l’Anagrafe e di conseguenza le liste degli elettori.

Risorse informatiche
Inventari on-line nel sito di questa Soprintendenza.
Schede SIUSA degli archivi comunali sul sito siusa.archivi.beniculturali.it (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche).

Fondi archivistici di enti statali

(conservati presso gli Archivi di Stato istituiti in ogni capoluogo di Provincia)

Archivi degli Uffici di leva

Serie Registri di leva

Un esemplare della Lista di leva veniva inviato da ogni comune all’Ufficio di leva istituito nel capoluogo di mandamento o di distretto giudiziario (dal periodo fascista nel capoluogo della provincia), per gli adempimenti delle visite di leva. In tale Ufficio le liste venivano rilegate ogni anno in un volume, organizzato al suo interno per comune. Dal 1855 il Consiglio di Leva iniziò a compilare altre liste definitive: le Liste di estrazione ove i nominativi degli stessi coscritti sono posti nell’ordine dato dall’estrazione a sorte, come prescritto dalla legge sull’arruolamento. Da allora sono queste a contenere per ogni nominativo, accanto ai dati già indicati dal comune: luogo e data di nascita, paternità e maternità, indirizzo di residenza, i dati rilevati nel corso della visita del Consiglio di leva ( a volte risultano il livello di istruzione, il mestiere, alcuni caratteri somatici: il colore degli occhi, dei capelli e la forma del naso) nonché le determinazioni definitive del Consiglio stesso (abile e arruolato in quale delle tre categorie, rivedibile alla ventura leva, riformato o renitente). Questi registri, trascorsi 70 anni dall’anno della leva, vengono consegnati all’Archivio di Stato compente per territorio, ove sono liberamente consultabili.
Per fornire un’idea della laboriosità della ricerca si segnala che ad es. nella Provincia di Cuneo furono attivi quattro di tali Uffici, uno per ogni sottoprefettura, perciò dislocati ad Alba, Cuneo, Mondovì e Saluzzo, sino al periodo fascista quando rimase solo l’Ufficio di leva di Cuneo, competente per tutta la provincia.
Per la consultazione dei registri degli Uffici di Leva non si dispone, tranne qualche eccezione, di banche dati informatiche né di rubriche alfabetiche tradizionali.
Pertanto se, non conoscendo il comune di origine, ci si rivolge all’Archivio di Stato, si consideri
che le ricerche richiedono prolungate consultazioni dato che nei registri ivi conservati confluiscono i dati dell’intera provincia (es. a Cuneo comprendente 250 comuni), il che comporta, in mancanza di indici, la necessità di sfogliare, pagina per pagina, vari registri (a Cuneo sono quattro per ogni anno di leva).

 

Archivi dei Distretti Militari

Serie Ruoli matricolari militari
Nei Distretti Militari i Ruoli matricolari, annuali e divisi in tre categorie, erano utilizzati per attribuire a ogni soldato un’identificazione certa. Il militare vi si trova inserito nell’anno di inizio della propria ferma (ossia di immissione al servizio militare), in quella delle tre categorie a cui è stato assegnato nella visita di leva, e gli viene attribuito un numero di matricola; anno e matricola con cui il soldato da allora è individuato in modo univoco.
I ruoli matricolari contengono la sintesi dell’intero servizio militare prestato dal soldato: dove e quando si è svolto; sono evidenziate le partecipazioni alle campagne militari, risultano eventuali demeriti o distinzioni nel servizio. Le registrazioni sono considerate complete e aggiornate quando terminano con la data di collocamento in congedo illimitato.
Come già accennato l’inserimento in tali ruoli non avviene per anno di nascita ma per anno di inizio della ferma militare, pertanto, per rintracciare la registrazione di un soldato, la ricerca va fatta nei volumi di alcuni anni contigui (considerato che poteva ottenere proroghe, anche di più di un anno, per l’inizio del servizio militare) nelle tre categorie dei vari distretti esistenti in quella provincia (ad es. in Provincia di Cuneo i Distretti Militari erano due, a Cuneo e a Mondovì).
I ruoli matricolari militari dei Distretti Militari sono versati all’Archivio di Stato della provincia di  pertinenza allo scadere del settantesimo anno dall’immatricolazione; lì sono consultabili nel rispetto delle norme a tutela della riservatezza dei dati personali (devono essere trascorsi 70 anni dalla registrazione dei dati soggetti a riservatezza, settantennio che ad oggi non è ancora concluso se al termine del periodo di servizio obbligatorio il soldato rinnovò la ferma restando in servizio). I Distretti, al momento del versamento all’Archivio di Stato, consegnano anche le rubriche alfabetiche che costituiscono tuttora lo strumento fondamentale per le ricerche.

Risorse informatiche

Negli Archivi di Stato si sta lavorando all’informatizzazione degli indici alfabetici, ma non esistono ancora banche dati informatiche complete dei soldati iscritti. Per lo più si dispone solo di rubriche  alfabetiche cartacee, in alcuni anni distinte per ognuna delle tre categorie (si pensi che, in origine, i soldati vi erano elencati solo nell’ordine alfabetico della prima lettera del cognome). Da quanto esposto si deduce che è sempre consigliabile iniziare le ricerche dall’Archivio del comune di origine e nell’eventualità che, non conoscendolo, ci si rivolga all’Archivio di Stato si deve rilevare il mandamento, il distretto, o qualsiasi riferimento territoriale utile a circoscrivere l’ambito delle ricerche.

Serie Fascicoli personali dei soldati e dei graduati

In alcuni casi il collocamento in congedo illimitato non è ancora stato registrato nei Ruoli matricolari versati all’Archivio di Stato e il personale del Distretto Militare saltuariamente si reca in Archivio di Stato a inserire le registrazioni ancora mancanti. Quando il foglio matricolare non risulta completo è possibile tentare un’ulteriore ricerca nei Fascicoli personali dei militari che, analogamente ai ruoli, sono stati versati dal Distretto Militare. I fascicoli sono articolati in due sezioni: Truppa e Sottufficiali, in cui i militari sono collocati per anno di nascita. Ad es. all’Archivio di Stato di Cuneo i fascicoli personali della truppa sono stati consegnati solo dal 1915 in poi, mentre per i sottufficiali i più antichi risalgono alla metà del secolo precedente. La documentazione degli ufficiali invece non è versata agli Archivi di Stato, ma risulta che venga concentrata a Roma.



Archivi dei Tribunali

Stato Civile napoleonico
Si tratta del secondo esemplare dei registri di nascita, matrimonio e morte compilati nei Comuni per gli anni 1804-1813 che veniva consegnato al tribunale territoriale. Tale documentazione, quando non è andata dispersa, si trova ora conservata presso l’Archivio di Stato della rispettiva provincia.

Stato Civile
A partire dall’anno 1866 i tribunali ricevono, per la conservazione di sicurezza, dai vari comuni su cui hanno la giurisdizione, un esemplare delle serie di registri annuali dello Stato Civile integrato con le Pubblicazioni di matrimonio, che costituiscono un’ulteriore serie, e con gli allegati. Si segnala che questi ultimi contengono dei documenti interessanti e non reperibili altrove come i certificati medici che sono inserti negli allegati degli atti di morte. Anche tale materiale è liberamente consultabile negli Archivi di Stato in quanto anteriore all’ultimo settantennio.

Risorse informatiche
Si ha notizia di un progetto, esteso a livello europeo, della Genealogical Society of Utah (Chiesa
mormone) di acquisizione della copia degli archivi contenenti dati anagrafici. Anche in Italia l’intervento è stato avviato e per i primi anni è stato realizzato con la microfilmatura dei registri parrocchiali e degli archivi dello Stato Civile di vari tribunali. Ultimamente, per i nuovi interventi, hanno adottato la scannerizzazione e acquisizione delle immagini in formato digitale. La Genealogical Society ha consegnato agli Enti conservatori degli archivi riprodotti un esemplare della copia eseguita.

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